Ciao è il racconto di un dialogo impossibile, dell’incontro fantastico tra un padre, morto giovane negli anni Cinquanta, e un figlio, ormai sessantenne, che lo ha sempre cercato. Il padre è Vittorio e il figlio è Walter Veltroni. Ma i due protagonisti potrebbero essere ogni padre e ogni figlio di questo Paese meraviglioso e dannato. Dal libro omonimo, Piero Maccarinelli dirige Massimo Ghini in una pièce sull’assenza, sul bisogno di relazione, sulla dolorosa bellezza della ricerca delle radici della propria vita.

Ciao parla dell’assenza, del bisogno di relazione, della dolorosa bellezza della ricerca delle radici della propria vita. Si incontrano, nel palazzo dove le vite di ambedue si sono svolte, due persone che hanno età rovesciate rispetto ai ruoli: il padre è un ragazzo, brillantina nei capelli, e il figlio ha quasi il doppio dei suo anni, ha vissuto molto di più, ha esperienza da vendere. Ma è un figlio e deve ricevere, più che dare. Cerca di capire la vita, il carattere, la storia del padre. Cerca di comprendere se e come l’aveva immaginata, come gli amici gliela avevano raccontata.

Nel dialogo tra queste due creature, che si svolge in un irreale tramonto che non finisce mai, si snoda anche la storia d’Italia di molti decenni, una storia di cui i due sono stati testimoni e protagonisti. Sono due Italie che si raccontano e si incrociano. E si interrogano sui grandi significati dell’esistenza umana e di quegli anelli particolari del DNA della vita che sono la relazione padre – figlio e la trasmissione della memoria.

Lui è mio padre e io sono suo figlio”.

Walter Veltroni

Telemaco con i suoi occhi guarda il mare, scruta l’orizzonte. Aspetta che la nave di suo padre, che non ha mai conosciuto, ritorni per riportare la Legge nella sua isola dominata dai Proci, che gli hanno occupato la casa e che godono impunemente e senza ritegno delle sue proprietà. Telemaco cerca il padre come un augurio, una speranza, come la possibilità di riportare la legge della parola sulla propria terra, egli prega affinché il padre torni dal mare ponendo in questo ritorno la speranza che vi sia ancora una giustizia giusta per Itaca.

Queste parole di Massimo Recalcati mi hanno spinto ad allestire per il teatro il bel libro di Veltroni.

In un giorno di agosto il padre morto all’età di 37 anni si materializza di fronte al figlio. Il teatro permette la possibilità di credere in questi incontri impossibili, pensiamo a Stoppard dove il professor Houssmann incontra nell’Ade sé stesso da giovane ne L’invenzione dell’amore o all’incontro con Dio ne Il Visitatore di Schmitt. Da questo incontro nascono riflessioni, scherzi, dolcezze, rimpianti, giochi, ma anche l’occasione per ripercorrere tappe importanti della storia del nostro Paese. Due generazioni si confrontano: quella del padre, che ha partecipato alla rinascita del paese nel secondo dopoguerra, e quella del figlio, che ha partecipato ad una stagione dove molti degli ideali nati nel dopoguerra sono entrati in crisi. È un’occasione per raccontare, perché raccontare è vivere, ma anche per confrontare posizioni, nate dallo stesso DNA, ma non sempre convergenti. Il gioco del teatro consente la realizzazione di questo incontro impossibile, che attraverso ricordi che si incrociano, testimonianze dolorose, autocritiche talvolta ulceranti, talvolta divertenti, porta a un confronto irreale ma profondamente realistico i due personaggi”.

Piero Maccarinelli

24 marzo – 2 aprile 2017 PRIMA NAZIONALE

Fondazione Teatro della Toscana

Massimo Ghini

CIAO

di Walter Veltroni

con Francesco Bonomo

scene e costumi Maurizio Balò

luci Umile Vainieri

regia Piero Maccarinelli

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